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Ascolta “Lucio Corsi si chiede ‘Cosa faremo da grandi’” su Spreaker.

Siamo giunti al primo ospite telefonico di questa seconda parte di stagione. Abbiamo raggiunto uno degli artisti più interessanti del panorama italiano, ad oggi. Viene dalla Maremma toscana e, dopo un primo album pieno di animali e storie stravaganti, ha pubblicato un disco davvero interessante e piacevole, Cosa faremo da grandi. Lui è Lucio Corsi ed è stato nostro ospite in questa nuova intervista di Indie Bites.

Da Bestiario Musicale ad oggi

Cosa faremo da grandi è il secondo album in studio di Corsi e risulta essere un’evoluzione della sua arte. Dai testi alla musica, dalla strumentazione utilizzata alla complessità musicale, è un disco diverso e innovativo. «Non volevo ripetermi nella forma del concept album» ci confida Lucio Corsi nell’intervista, «volevo fare un disco più classico, dove ogni canzone dice la sua con anche uno stile e un arrangiamento diverso. Quest’album raccoglie canzoni di vari stili differenti e anche di tempi differenti: ci sono canzoni più vecchie come Onde, con il contrabasso, la marimba, il vibrafono; oppure canzoni più giovani, come Freccia Bianca, con le chitarre elettriche»

Il suo primo album, Bestiario Musicale, risale al 2017. Un viaggio tra gli animali della maremma, ognuno pronto a dire la sua su argomenti della realtà umana. «Tra i due album spero di essere cambiato, nella musica cambiare è la cosa più difficile, ma anche la più bella». Musicalmente è cambiato sicuramente qualcosa: Corsi è passato da un acustico rassicurante e, quasi, fanciullesco, a sonorità più mature e glam rock, una delle sue passioni. «Le chitarre distorte sono finalmente entrate in questo disco. Sono un grande amante del glam rock e delle ballad glam, ho preso spunto da lì e anche dal cantautorato italiano che amo: Ivan Graziani, Paolo Conte, Dalla»

Due sono gli elementi principali che compongono una canzone: il testo e il cosiddetto ‘arrangiamento’, ovvero la musica. La vera e propria novità che ha portato Lucio Corsi in Cosa faremo da grandi è l’utilizzo singolare di entrambi gli elementi, che porta inevitabilmente a un’attenzione maggiore nell’ascolto di tutto l’album.

I testi

I testi narrativi vengono accompagnati da un arrangiamento classico e sentimentale, come non se ne sentivano da troppo tempo, forte anche l’influenza del cantautorato italiano. «La cosa che accomuna tutto il disco è la forma narrativa dei testi e anche la presenza di vari personaggi. Personaggi come il vento, le onde, o semplicemente un ragazzo che ha fatto una buca ed è arrivato in Cina». I testi sembrano semplici, quasi banali, e raccontati come fossero favole (si vede ancora l’impronta di Bestiario Musicale). «Sono nove storie vere sottoforma di bugie. La fantasia in questi casi è uno strumento fondamentale, perchè in quest’album ci sono anch’io, ma non solo.»

L’arrangiamento

Come detto prima, l’elefante in questa stanza è il cantautorato italiano. Si sente anche, e forse più di tutto, nell’arrangiamento. In un mondo, quello mainstream, dominato dall’elettronica, vera regina di questa era, Corsi decide di dedicarsi all’acustico. Ancor meglio: al classico. «Di elettronico in questo album c’è poco e niente. L’arrangiamento è “classico” con a volte un quartetto d’archi, le chitarre acustiche, il piano e anche un mellotron (strumento fondamentale nel prog italiano). Tutto ciò è stato possibile grazie a Francesco Bianconi e Antonio Cupertino, che mi hanno aiutato a produrre il disco».

In live è tutta un’altra storia

Di certo rimane il dubbio di come si riuscirà a portare un quartetto d’archi nei club d’Italia, ma lui ci risponde così: «La resa live sarà ovviamente diversa. La parte orchestrale sarà riarrangiata tra di noi, per esempio La ragazza trasparente è stata riarrangiata con le chitarre elettriche. La gran parte dell’album è stata mantenuta come in studio, ma ovviamente qualcosa si cambia sempre ed è giusto così. L’arrangiamento per il live mi diverte. Tanto il disco è lì, puoi ascoltarlo quando ti pare». Di certo le chitarre glam rock faranno il loro dovere, ma anche Lucio è d’accordo nel dire quanto «sarebbe bello portare quel quartetto d’archi in live, anche se è molto difficile».

Lucio Corsi è sicuramente un artista come pochi, che vi consigliamo certamente. Per questo, come ogni volta, potete trovare qui sotto la playlist Spotify con i suoi migliori brani!

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