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Ascolta “Però ha anche dei difetti” su Spreaker.

Le puntate a tema streaming musicale non sono finite qui: ce ne saranno delle altre e questa è una di quelle.

In questo episodio proviamo a fare un punto della situazione riguardo lo streaming musicale. Abbiamo visto come si sia evoluto e come funzionano gli algoritmi che lo governano (o perlomeno quelli di Spotify), ma un altro tassello manca al puzzle: cosa è cambiato dall’avvento dello streaming musicale?

Di certo, fare un podcast incentrato su questo sarebbe difficile oltre che un lavoro non da poco, ma cercheremo di capire l’evoluzione dell’ascolto musicale e come siamo arrivati a ciò che abbiamo oggi, lo streaming.

In principio era dal vivo e tutti insieme…

All’inizio di tutto, per ascoltare della musica, bisognava spostarsi dalla propria casa. Un teatro, una chiesa o il salotto dell’aristocratico di turno, erano i luoghi prediletti. La musica era, come diremmo noi oggi, live, ovvero dal vivo. Finchè, perlomeno, non arrivò Edison.

Intorno al 1876 venne progettato e venduto, da Thomas Alva Edison, il fonografo, un registratore che incideva dei segni su un rullo o cilindro. Dal cilindro si è passati al disco fonografico (poi rimpiazzato dal disco in vinile) e al grammofono, inventato da Berliner a fine ‘800. La musica si ascoltava in gruppo o comunque tramite degli altoparlanti, che siano essi la tromba del grammofono o le casse delle radio. Eh sì, le radio: commercializzate a inizio ‘900, trovarono una grande espansione e popolarità tra le due guerre mondiali. Tra un discorso ufficiale e un giornale radio, si ascoltavano i concerti in diretta dalla Filarmonica di Berlino o da Vienna, Venezia, Roma e molte altre città in Europa. Finchè tutto cambiò nel 1927, con l’invenzione del nastro magnetico.

…adesso è tutto in cuffia

Nel 1963 l’azienda olandese della Philips inventa le musicassette, che, utilizzando l’invenzione del nastro magnetico, riducevano di molto le dimensioni del supporto da utilizzava (si passava dal vinile a una cassetta) e soprattutto creavano l’idea di portabilità della musica. Adesso puoi ascoltare il tuo artista preferito ovunque tu sia: basta avere un “mangiacassette” a pile e delle cuffie portatili. Ma, come ormai siamo abituati da troppo tempo, la tecnologia fa passi da gigante e nel 1979, la Sony e la Philips, riescono a creare il primo Compact Disk, meglio conosciuto come CD. Con l’invenzione del disco ottico, tutto diventa digitale e non macchinoso e pieno di nastri, ma con l’invenzione del CD tutto diventa più spazioso. Adesso la gente gire con il walkman in mano e le cuffiette in testa, ascoltando il proprio artista preferito.

Si pensava che nulla potesse soppiantare il successo e la versatilità del CD, finchè non venne inventato dalla Apple l’iPod e tutto divenne più raggiungibile, letteralmente a portata di mano. La gente impazzisce, ne vuole a milioni e tutti si affrettano a considerare il CD e il Disco in vinile degli oggetti di antiquariato, ormai morti.

Nel 2008 un’altra invenzione è pronta a rivoluzionare tutto: nasce in Svezia la prima piattaforma di streaming musicale onlie, Spotify. Tramite una connessione a internet, si può facilmente raggiungere milioni di brani di tutti i generi e nazionalità. Sempre più servizi simili nascono nel mondo e sempre più artisti si aggiungono al loro catalogo. Ed eccoci qui, nel 2019, a 11 anni dalla sua nascita, a chiederci: cosa ha portato l’avvento dello streaming?

Cos’ha portato l’avvento dello streaming?

Prima di tutto, ha reso disponibile a sempre più persone la possibilità di ascoltare della musica. Fino a pochi anni fa, a meno che non si spendessero patrimoni su CD musicali, si doveva restare su MTv o sintonizzato sulla stazione radio preferita, aspettando che saltasse fuori finalmente “quella canzone”, per poterla registare sulle musicassette ormai consumate. Adesso non si deve più aspettare. In ogni momento, “quella canzone”, è li ad aspettare te, è a portata di mano;

In virtù di tutto ciò, è più semplice conoscere nuovi artisti. Ne abbiamo parlato nella scorsa puntata del Weekly su Come funziona l’algoritmo di Spotify e come ti spinga ad ascoltare cose nuove. Ne abbiamo parlato facendo i giusti commenti, ma non possiamo dire che Spotify non ci abbia reso più semplice l’attività di scouting, di conoscere artisti nuovi che avremmo fatto fatica a conoscere altrimenti;

Lo streaming ha combattuto intensamente la pirateria, perché adesso non c’è bisogno più di scaricare da eMule o di convertire i video YouTube in mp3 per ascoltare la musica, adesso è tutto online e facile da raggiungere. Pare che dal 2017 i fenomeni di pirateria musicale siano calati del 50% in Italia.

Adesso tocca a voi

Siamo arrivati alla fine anche di questa punata di Indie Bites e spero tanto vi sia piaciuta. Ma la serie dedicata allo streaming musicale non finisce qui, anzi questa puntata non finisce qui!
La prossima puntata del podcast ripartirà da questa domanda: cosa ha cambiato nella vostra vita lo streaming online?
Per potermi rispondere e diventare protagonisti della prossima puntata di Indie Bites, potete inviare un vocale in direct su Instagram, cliccando qui, oppure seguire le istruzioni che trovate sul canale Telgram.

Grazie a tutti quelli che parteciperanno a questo piccolo esperimento. L’appuntamento è per la prossima puntata, sempre qui su Indie Bites!

Ehi! Non sai dove ascoltare questa puntata? Niente paura, clicca sul tuo player preferito!