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Ascolta “Come funziona l’algoritmo di Spotify?” su Spreaker.

Ogni lunedì nella home di Spotify appare una nuova playlist, di quelle “create per te”. Si chiama Discovery Weekly ed ha, al suo interno, un mix di canzoni del passato e nuove uscite; brani di artisti che ascoltate frequentemente e artisti di cui non avete mai sentito parlare; brani che non ascoltavate da una vita e canzoni che avreste sempre voluto ascoltare. Com’è possibile che Spotify ci conosca così bene? Come funziona l’algoritmo di Spotify?

DISCLAIMER: Spotify non ha mai ufficialmente divulgato il funzionamento del suo algoritmo e le informazioni qui trascritte sono frutto di documentazione su studi di terze parti.

Tutta una questione di dati

Benvenuti in un nuovo appuntamento con il Weekly, la serie di podcast domenicali di Indie Bites che vi portano alla scoperta del mondo musicale a 360 gradi. Nella scorsa puntata abbiamo visto come, inconsciamente, tendiamo ad ascoltare sempre la solita musica, senza allargare la nostra bolla di ascolti. Distratti dalle tante cose da fare durante la giornata, è sempre più difficile e impegnativo riuscire a trovare della nuova musica da ascoltare e, proprio per questo, molto spesso ci affidiamo agli algoritmi. Ma come funziona quello di Spotify?

Come ogni azienda nel campo tech del XXI secolo, anche Spotify non può fare a meno della raccolta dei dati. Ogni movimento, che qualsiasi utente compie sulla piattaforma, viene registrato e utilizzato per migliorare l’esperienza di utilizzo. Questi dati vengono poi utilizzati per compilare le playlist personali con un metodo che si basa sull’utilizzo di tre modelli di analisi dei dati differenti:

  1. L’analisi del comportamento dei singoli utenti
  2. Classificazione testuale dei brani
  3. Analisi delle caratteristiche audio dei brani

Ogni passo è importante

Il nostro comportamento sulla piattaforma non passa inosservato per Spotify che registra ogni movimento compiuto: per quanto tempo ascoltiamo una certa canzone; se una volta ascoltata abbiamo aperto la pagina dell’artista o dell’album da cui è estratta; se è stata inserita in una nostra playlist personale e se è stata ascoltata la prima volta da una particolare playlist etc. La raccolta di questi dati viene indirizzata ad un unico grande scopo: compilare un profilo musicale per ogni singolo utente

Quanto siamo simili

La compilazione del profilo musicale è un elemento centrale per capire come funziona l’algoritmo di Spotify. Vi facciamo un piccolo esempio:

Anna e Andrea sono fratello e sorella, vivono a Roma e ascoltano, per la maggior parte del tempo, musica pop e commerciale. Barbara, invece, è una ragazza di Milano che ama il rock ‘n roll e condivide questa passione con il suo fidanzato Marco.
Poniamo il caso che Anna e Barbara ascoltino su Spotify una canzone che chiameremo (per amore della fantasia) Canzone e che entrambe inizino ad ascoltarla più e più volte al giorno, inserendola nella playlist “Canzoni che amo” e schiacciando il cuoricino vicino al titolo. Spotify capisce immediatamente che Canzone è un brano che piace sia ad Anna che a Barbara, perciò sia a chi ama il pop che a chi ama il rock n roll. Il lunedì seguente, Andrea e Marco si ritroveranno, nella loro Discovery Weekly, il brano Canzone e, molto probabilmente, lo ameranno alla follia.

Di certo, con questo esempio abbiamo banalizzato anni di studi scientifici dietro questi potenti mezzi, ma tant’è. Adesso Spotify sa come comportarsi quando trova un brano come Canzone. Adesso, però, la domanda è un’altra: come fa a capire cosa sia pop e cosa sia rock n roll?

Il fattore Echo Nest

Nel 2014, Spotity acquistò la Echo Nest, un’azienda che ha sviluppato una tecnologia davvero inedita. Ciò che fa la Echo Nest per Spotify è teoricamente semplice: scandagliare e analizzare ogni singolo articolo di ogni singola pagina web che parli di musica e capire se un determinato artista o brano viene classificato sotto un genere particolare: che sia esso pop, rock, country, EDM, funky, jazz, R&b ecc.

Tramite l’intelligenza artificiale, la Echo Nest classifica facilmente tutti i brani in categorie ben precise. Nel momento in cui ci sia bisogno di creare una playlist musicale automaticamente (cliccando, per esempio, il tasto “avvia radio da brano”), la Echo Nest saprà già quali brani utilizzare e quali no.

Come detto all’inizio, queste informazioni non vengono direttamente da Spotify, ma controllando il sito ufficiale della Echo Nest è facile intuire il suo funzionamento dall’azienda svedese.

Cosa ci piacerà dopo?

Arrivati a questo punto del discorso mi direte sicuramente:

Tutto molto bello, Giacomo. Ma se funzionasse davvero così, ascolteremmo sempre le stesse canzoni di sempre, invece la Discovery Weekly mi propone canzoni nuove!

E avete ragione su questo. L’ultimo elemento da presentare è infatti il fattore novità, quello che aiuta Spotify a capire che una canzone potrebbe piacervi o meno: l’analisi delle caratteristiche audio del brano.

Spotify analizza ogni brano che ascoltiamo per poi stilare un profilo audiometrico di ognuno di noi. Cosa significa?
Inconsciamente, quando decidiamo che una canzone ci piace e un’altra no; quando decidiamo che un brano è degno di essere ascoltato fino alla fine e un altro no, stiamo dicendo cosa cerchiamo in un brano piuttosto che in un altro. Spotify lo capisce e ci propone proprio ciò che stiamo cercando, con le caratteristiche che vogliamo.

Scritto così sembra difficile, ma non preoccupatevi: con un piccolo esempio quadrerà ogni dettaglio. Scomodiamo di nuovo i nostri protagonisti di prima: Anna e Andrea, amanti di musica pop.

Poniamo che Anna, nell’ultimo mese, abbia ascoltato quattro canzoni specifiche, le canzoni numero 1, 2, 3 e 4. Anche Andrea ha ascoltato quattro canzoni, ma queste sono le numero 2, 3, 4, e 5. Spotify capisce che vi sono ben due brani (il numero 1 e il numero 5) che, ancora, Anna e Andrea non hanno in comune. Perciò, nella prossima Discovery Weekly, proporrà ad Andrea il brano numero 1 e ad Anna il brano numero 5. Si allargherà così la bolla di conoscenze musicali e avranno materiale nuovo da ascoltare.

Un metodo efficace non esiste davvero

Di certo seguire i consigli di un algoritmo, che pare conoscerci così bene, è davvero utile e soprattutto comodo. Ma non sembra essere così efficace come vorremmo. Abbiamo capito come funziona l’algoritmo di Spotify, ma anche se esiste un modello ad hoc per consigliarci sempre nuovi brani, non significa che questo sia il metodo più efficace.

Però, sento di darvi comunque qualche consiglio, se avrete il coraggio di seguirlo:
Scomodatevi. Non sperate che un algoritmo vi cambi la vita e non delegate a lui la vostra conoscenza musicale. Se volete davvero ascoltare nuova musica e conoscere gli artisti del domani, l’unico vero metodo è ascoltare tutto ciò che vi passi sotto mano, senza pregiudizi e commenti a priori. Entrate nei club della vostra città e ascoltate artisti e gruppi di cui non avete mai sentito parlare; scambiate il vostro account Spotify con il vostro partner o un vostro familiare: che lui ascolti la vostra Discovery Weekly e viceversa.

Sorprendetevi e scomodatevi.

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