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Ascolta “Indianizer” su Spreaker.

Gli artisti che sono passati dalle nostre interviste, fin’ora, si differiscono in molti elementi: genere musicale, numero di componenti, sesso, etnia, provenienza, età. Ma un elemento li accomunava tutti: sono tutti cantanti. Siamo abituati, ormai assuefatti, all’idea che la musica debba avere una linea vocale. Ma qui su Indie Bites, vogliamo rompere gli schemi presentandovi un progetto per cui la parola “interessante” sarebbe davvero riduttiva. I nostri prossimi protagonisti sono una band torinese che propone una musica prettamente strumentale, ma dal sound decisamente contemporaneo. Gli ospiti di questa intervista sono gli Indianizer.

L’ultimo album in studio, Nadir

Nascono nel 2013 come esperimento lisergico per viaggi mentali. Sono arrivati al terzo album in studio, l’ultimo si intitola Nadir. «È stato abbastanza sorpendente per noi scoprire che stavamo componendo una sorta di trilogia senza averlo programmato prima – ci dice Riccardo Salvini, membro della band. Il tutto è iniziato con Neon Hawai, che parla di un viaggio alla ricerca di un luogo lontanissimo; e poi con Zenith, il nostro secondo album»

Questo ultimo album è una diretta conseguenza del precedente Zenith tanto che «lo abbiamo fatto uscire in fretta, ce n’era bisogno». La psichedelia è molto presente in Nadir, in un mondo musicale che porta l’ascoltatore a dei viaggi mentali intensi. «Il sound di Nadir è crudo e diretto, a differenza di Zenith che vede un sound più ragionato».

Non è una musica per italiani

«In Italia non c’è un mercato o perlomeno è davvero di nicchia. Il che è anche molto bello, perchè le persone che ci seguono si fidelizzano facilmente, quando suoniamo in Italia ci sono delle persone (poche) che ci vengono ad ascoltare abitualmente». Ma la loro è una musica che viene spinta in Europa, più che nella loro terra natìa, con anche discreto successo «In Francia siamo riusciti a fare un bel giro in tour, oltre che in Svizzera, Olanda e Lussemburgo. L’Italia, in questo momento, per noi, non è un luogo particolarmente fertile»

Spero abbiate trovato interessante questa nuova intervista, nella speranza che, voi che avete ascoltato l’intervista in podcast (hai cliccato sul player in alto?) o che abbiate letto queste poche righe, possiate andare oltre le vostre idee e aspettative, affacciandovi in un’esperienza di ascolto nuova. Ascoltate i top brani degli Indianizer su Spotify, usando il player qui in basso.